Cosa vedere

Monumenti di rilevante interesse:

  • Il nuraghe Santa Barbara, a pianta quadrilobata sorge alle pendici del Monte Manai raggiungibile dalla SS 131 direzione per Sassari percorendo circa 5 Km a piedi;
  • La necropoli Filigosa, nell’estrema periferia NW nei pressi della sede del distretto sanitario;
  • Le necropoli di Tamara e Meriaga, nella periferia NW;
  • Il sito archeologico di Tamuli, costituito da un nuraghe omonimo, una tomba di giganti e sei Betili situato ai piedi del parco di Sant’Antonio a circa 14 KM lungo la strada per Santu Lussurgiu;
  • I resti del castello, dirimpetto alla chiesa di san Pantaleo;
  • La cappella di San Giovanni, nella chiesa di san Pantaleo, apparteneva al Castello in stile gotico-aragonese conserva la tomba della castellana Agnese Delitala;
  • La chiesa di Santa Croce, risale al 1700 presenta caratteri sei-settecenteschi;
  • la chiesa della Madonna del soccorso, nel quartiere di Santa Maria risale, probabilmente, al 1200.

Chiesa Santa Croce

La chiesa di Santa Croce, situata nel centro storico della cittadina, è caratterizzata da un’ampia pianta rettangolare suddivisa in tre navate da eleganti arcate e sovrastata da copertura in legno. L’area presbiteriale con volta a vela, è introdotta da un ampio arco trionfale. La semplice facciata esterna di forma rettangolare è sovrastata dal tetto a doppio spiovente con copertura in tegole, al centro del quale è posto un piccolo campanile a vela con monofora ogivale.

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San Pantaleo

Allo stato attuale degli studi non si hanno notizie circa le forme e il periodo di edificazione del primo impianto della parrocchiale di San Pantaleo. L’aspetto attuale è frutto di una serie di rimaneggiamenti e ampliamenti che la chiesa subì a partire dall’ultimo terzo del Cinquecento.

Il primo documento risale al mese di marzo del 1573, quando il ”picapedrer” Migueli Puig (originario di Cagliari, residente a Bolotana e attivo in alcuni centri del Marghine) fu incaricato di sopraelevare il campanile con l’aggiunta di un ordine e della guglia. Una successiva notizia, risalente al 1607, informa della riedificazione – a opera dei ”picapedrers” sassaresi Miali Fosedda, Nicola Dectori ed Elias Vinci – della facciata, modificata ulteriormente nel 1714; mentre a generici lavori di completamento delle strutture architettoniche, affidati agli ”albañiles” sassaresi Quirico de Solis e Iayme Sua, si riferisce un altro documento dello stesso anno 1714. Altre indicazioni cronologiche si desumono dalle iscrizioni incise o scolpite negli elementi architettonici dell’edificio, quali ad esempio la data del 1584, nel capitello destro dell’arco di ingresso della cappella di San Giovanni Battista, e la data del 1635, nella volta a botte della navata centrale.

L’edificio presenta negli elementi strutturali e decorativi una commistione di stilemi tardogotici e rinascimentali, caratteristica molto diffusa in Sardegna dalla seconda metà del Cinquecento fino al secolo successivo. L’impianto a tre navate, suddivise da archi impostati su pilastri cruciformi e articolate in quattro campate, è desunto dalla chiesa di San Francesco e dal duomo di Alghero; il sistema delle coperture, anch’esso riconducibile alla cattedrale algherese, consiste in una volta a botte lunettata e scandita da sottarchi nella navata centrale, e in volte a crociera nelle navate laterali. Anche il presbiterio a pianta rettangolare, comunicante con tre ambienti adibiti a sacrestia e con il vano di accesso al campanile, è voltato a botte; le cappelle, quattro per parte, sono state edificate in diverse epoche, tra la fine del XVI e il XVIII secolo.

La torre campanaria, a canna quadrata, si sviluppa in quattro ordini distinti da cornice marcapiano, con monofore archiacute nell’ultimo, ed è conclusa da un parapetto merlato con quattro pinnacoli d’angolo, ornati da mascheroni e protomi taurine alla base e da sfere in cima, e da una guglia piramidale ornata da gattoni. La facciata, ripartita in tre specchi da quattro lesene (in bei conci di vulcanite rossa) su basamento modanato, è suddivisa in due ordini da una cornice modanata continua. Al centro dell’ordine inferiore è l’ampio portale, inquadrato da lesene scanalate e rudentate e da una trabeazione arricchita da intagli; le lesene sono affiancate da colonne rudentate con capitello composito e collarino a cordoncino, su alto plinto ornato da un fiorone, sulle quali si imposta il timpano triangolare con targa oggi illeggibile; negli specchi laterali sono due semplici finestre rettangolari. L’ordine superiore, con a finestra centinata in asse col portale, è concluso da un fastigio curvilineo. Al di sopra delle paraste si elevano quattro acroteri a candelabro, sormontati da una torretta i centrali, da una sfera i laterali.

( Fonte sito Sardegna cultura)

 


Meritano una visita anche i murales del centro storico, che rappresentano scene di vita agro-pastorale quotidiana e il poeta Melchiorre Murenu. Sono opera dell’artista Pina Monne.

 



Aree di interesse naturalistico

La montagna di Sant’Antonio

A circa 14 Km da Macomer si raggiunge percorrendo la SP 43 in direzione Santu Lussurgiu. Nella sua sommità sorge la chiesa campestre dedicata al Santo in cui onore si svolgono festeggiamenti  religiosi e civili il 13 Giugno. L’area sottostante è attrezzata  con tavoli e servizi per essere utilizzata per pranzi ala sacco.

Alle sue pendici si trovano il sito archeologico di Tamuli, con gli omonimi nuraghe e tomba di gigante oltre i sei Betili ed inoltre le due strutture dell’ex colina Eca e de Su cantareddu, dotati di strutture per la ristorazione.

È un’area boschiva dichiarata di rilevante interesse naturalistico sia per la flora che per la fauna.


Feste e sagre

  • 16 Gennaio Festa in onore di Sant’Antonio abate 
  • 30 Maggio Ricorrenza del miracolo di San Pantaleo
  • 12/13/14 Giugno festa di Sant’Antonio
  • 28/27/28 Luglio Festa del patrono San Pantaleo
  • 8 Settembre Festa della Madonna del soccorso